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Neutralita' – “L'economia si sta dematerializzando”

Sollecitato da un messaggio Facebook inviato il 6 maggio 2009 a tutti i membri del gruppo nnsquad.it – per un Internet neutrale, mi sono imbattuto in questo evento interessante a cui ho avuto l'occasione di partecipare, tenutosi nel seicentesco palazzo Rospigliosi nel cuore di Roma.

Nella foto: Kenneth Carter e Stefano Quintarelli

La premessa era promettente: tecnici, dottori di ricerca, portavoce delle telco e politici che parlano di internet, della sua liberta' innata, e di come conciliarla in una societa' dove le misure di sicurezza aumentano costantemente, e come tali contrastano con un mondo virtuale senza barriere di sorta. Inoltre, e' un'arena virtuale in cui tutto puo' essere gratuito, non solo le informazioni, e le persone ci si stanno abituando.

Il primo intervento e' stato tenuto dal prof. Kenneth Carter, direttamente dalla Columbia University, e ha fatto da ampia introduzione alle tematiche esplorate (e talvolta ripetute) durante la giornata. In breve, la grande domanda e': gli ISP possono offrire diversi gradi di performance su diversi siti (o far pagare per performance migliori), permettere/bloccare/sovraccaricare l'accesso a certi siti o da certi dispositivi?

Filtrare l'accesso ai servizi di rete e' una pratica comune su internet, come lo e' filtrare i contenuti, e non necessariamente cattiva: pensate ai filtri antispam per prevenire UCE e ai filtri dei NAP per prevenire e mitigare attacchi DDOS, o ai sistemi antivirus/IDS. Anche i piani di servizio differenziati, dove ottieni latenza piu' bassa o maggiore banda in upload pagando di piu', sono accettabili, perche' la “qualita' del servizio” non e' un valore assoluto: dipende dal tipo di servizi che l'utente usa. E nella maggior parte dei casi, l'utente non coglie (e nemmeno ha bisogno di cogliere) i concetti che ci stanno dietro.

Ma cosa succede quando l'ISP supera il limite e inizia a bloccarti il software VPN, o il tuo centralino VoIP, o ti mette in una grande rete metropolitana rendendo le tue macchine inaccessibili da internet, e facendoti pagare un sacco di soldi per comprare un indirizzo IP pubblico (e per 10 giorni al massimo)? Ok, la carenza di indirizzi IPv4 e' in arrivo, ma ce ne sono ancora tanti disponibili, e usare sottoreti IPTV legacy per indirizzare i clienti residenziali non e' una soluzione intelligente a lungo termine.

Le reti di nuova generazione puntano a risolvere i problemi di indirizzamento tramite IPv6 e i suoi indirizzi di rete a 128 bit, e quelli di banda/latenza tramite pipe (in fibra) separate, tutte dedicate a diversi tipi di dati, ad es. VoIP/IPTV: questo e' quello che verra' chiamato “IP frazionato”.

Fintanto che la concorrenza rimane in piedi, applicare sovrapprezzi per QoS e banda garantite su certi servizi e' una pratica che puo' effettivamente migliorare l'esperienza utente: i gamer hanno aspettative completamente diverse da chi usa solo l'“e-mail”, e i primi pagheranno volentieri di piu' per DSL Fast-path per distruggere i propri amici, mentre i geek si godono un indirizzo IP statico per raggiungere il loro server a casa quando sono in giro. Partizionare le risorse su richiesta dell'utente puo' farne un uso piu' redditizio ed efficiente, purche' sia fatto in modo intelligente e trasparente per gli utenti. Quando la trasparenza viene meno, si ottiene il contraccolpo che Comcast ha ricevuto quando ha iniziato a bloccare il software di file sharing. Anche in Italia un provider noto per le sue telefonate moleste ai potenziali clienti attualmente implementa filtraggio a livello 7 per bloccare il file sharing e “sovraccaricare” la sua banda limitata, dando cosi' un servizio scadente ai propri utenti.

Il punto chiave, secondo me, riguarda la mancanza di competenza tecnologica: nessuno qui capisce niente di un mezzo (e della sua infrastruttura) che sta diventando, piu' velocemente di qualsiasi cosa nella storia, enormemente rilevante nella vita quotidiana.

Saggiamente, il prof. Carter ha identificato le questioni di neutralita' come il classico problema dell'elefante e dei ciechi: ogni lato del problema puo' essere affrontato da una prospettiva completamente diversa, portando ad analisi e possibili soluzioni completamente diverse. Ha fatto distinzioni tra conflitti verticali (ISP vs. utente), orizzontali (utente vs. utente / ISP vs. ISP) e diagonali (utente sull'ISP A impatta sull'ISP B, e cosi' via).

Applauso per il prof. Carter, che lascia il palco a Stefano Quintarelli di nnsquad.it. Ha identificato nella sua presentazione cinque punti chiave su cui costruire un «Internet neutrale senza restrizioni assurde»:

  • Trasparenza: l'ISP deve fornire al cliente dichiarazioni precise sulle sue politiche di regolazione/filtraggio del traffico;
  • Libera scelta: ogni volta che l'ISP cambia le sue regole, l'utente deve avere il diritto di essere informato e di mantenere quelle precedenti a cui si era abbonato;
  • Privacy: l'ISP non puo' discriminare il traffico guardando il contenuto dei pacchetti;
  • Gli ISP non possono discriminare il traffico su base individuale
  • Ogni volta che un ISP applica discriminazione del traffico prevista nel contratto utente, lo stesso trattamento deve essere applicato al traffico proveniente da altre reti. Non applicare questo principio e' un esempio del conflitto diagonale esposto dal prof. Carter.

Inoltre, come spesso accade nelle grandi aziende, l'innovazione tecnologica viene bloccata da ROI possibilmente incerti: Stefano ha parlato di un progetto di rete MESH ad Assisi, dove una rete wireless auto-rigenerante ha una banda aggregata pari alla somma delle bande dei nodi. Le grandi aziende hanno tecnologie standard e grandi infrastrutture, ma questo non significa che piccole aziende guidate da visionari non possano competere con loro. E qui inizia il prossimo argomento, con un intervento tenuto da Franco Menaglia della fondazione Bordoni

Economia

La fondazione Bordoni `acts_as_consultant` per la pubblica amministrazione italiana in materia di ICT. Il dott. Menaglia riconosce che e' un dibattito molto complicato e attuale, principalmente perche' non e' un semplice scambio di opinioni tra tecnologia e mercato, ma perche' da questa questione dipendono investimenti di milioni di euro pubblici. Senza dimenticare che l'ICT e' una delle chiavi principali dello sviluppo UE, che avviene tramite applicazioni e servizi innovativi.

“La neutralita' non puo' prescindere dallo sviluppo economico”, afferma, e per chiedere agli utenti di pagare di piu' per avere servizi migliori, gli utenti devono effettivamente percepire che la qualita' del servizio e' migliorata, e per erogare piu' dati rapidamente serve un'infrastruttura piu' potente. Chi la paga? Gli ISP di sicuro, ma anche i content provider potrebbero fare la loro parte (ad es. Google).

La chiave qui e' tutta sui business model: la pubblicita' sta morendo, e non per colpa di AdBlock Plus, ma perche' i modelli comportamentali sono cambiati, e secondo me SPAM e phishing giocano un ruolo importante nel far sentire l'utente a disagio e riluttante ad accettare offerte su un qualche sito internet a caso. Quindi dobbiamo trovare business model piu' redditizi ed efficienti, pensando a internet come un ecosistema, cercando di non spingere solo sulla propria azienda, e migliorando sia la competitivita' che l'innovazione attraverso l'interoperabilita'.

In breve, non c'era molto contenuto ne' nella presentazione ne' nella discussione, perche', come ha dichiarato l'AD di Google commentando il report Q1 2009 nel contesto della crisi finanziaria mondiale, siamo in un territorio inesplorato. Penso che le persone intelligenti vinceranno alla fine, perche' inventeranno il servizio di nuova generazione che non ha bisogno ne' di bassa latenza ne' di alta banda e sara' estremamente utile ai propri utenti. Qualcosa capace di raggiungere 200 milioni di utenti in pochi anni (e oltre) ed essere anche redditizio, senza ricorrere alla pubblicita'.

Nella seconda parte di questo articolo, riassumero' la sessione pomeridiana: e' iniziata con l'interessante intervento tecnico sulle reti di nuova generazione di Vittorio Trecordi e la discussione aperta con cinque portavoce delle telco (Telecom, Tre, Vodafone, Fastweb e Wind).

Restate sintonizzati.

AGGIORNAMENTO 17 maggio 2009: la seconda parte e' disponibile: https://sindro.me/posts/2009-05-16-the-conceptual-foundations-and-the-economics-network-neutrality-part-2