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Questo articolo è stato scritto nel 2009. È qui per ragioni storiche — i dettagli tecnici potrebbero non essere più validi.

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Retrospettiva 2026
Il principale competitor che avevamo identificato nella nostra application — Aardvark — fu acquisito da Google per 50 milioni di dollari nel febbraio 2010, per poi essere chiuso un anno dopo. Quora fu lanciato due mesi dopo il nostro rifiuto e crebbe fino a 300 milioni di utenti mensili. La maggior parte degli altri competitor che avevamo elencato — Yahoo Answers, Google Knol, Mosio — sono morti. E il problema che stavamo cercando di risolvere — “fai una domanda, ottieni una risposta soddisfacente da qualcuno che sa davvero” — oggi lo risolvono i large language model. Noi volevamo che gli umani fossero i neuroni di una mente collettiva. I neuroni, alla fine, sarebbero stati artificiali.

Nel 2007, Antonio Orlando mi propose un’idea: una piattaforma di domande e risposte basata sulla semantica. La chiamammo Bioniqa — bionic Q&A. Non un motore di ricerca — i motori di ricerca scansionano pagine esistenti e le classificano. Questo sarebbe stato un sistema in cui sono le persone a generare i contenuti. Fai una domanda, il sistema la instrada verso la persona giusta, e col tempo impara chi sa cosa, dove, e in che lingua.

Chiamavamo gli utenti “Neuroni” e la conoscenza collettiva “la Mente.” Ogni utente è specializzato — un Neurone in un dominio specifico, una lingua, una zona geografica. Quando sono connessi, le informazioni fluiscono tra loro e il sistema si adatta. Il software avrebbe preso in prestito concetti dalla natura: diversità, adattamento, neuroplasticità. Geografia e lingua sarebbero stati attributi di prima classe, non dettagli secondari.

L’intuizione fondamentale era che i motori di ricerca sono pessimi con le domande contestuali e iperlocali. “Qual è l’acqua minerale con il residuo fisso più basso attualmente in vendita a Bari?” Nessun PageRank ti aiuta. Ti serve una persona vera che vive a Bari e compra acqua minerale. Il nostro sistema l’avrebbe trovata per te.

L’idea rimase in sospeso per un paio d’anni. Poi a inizio 2009 tirai dentro Michele Frettoli da Milano, e noi tre decidemmo di provarci: facemmo domanda a Y Combinator per il batch estivo 2009.

Preparammo un documento di specifiche, compilammo la application, e identificammo i nostri competitor — Aardvark in cima (il più vicino alla nostra visione, ma secondo noi in direzioni sbagliate), poi Yedda, Mosio, Yahoo Answers, MetaFilter, TxtEagle, Knol di Google, e Wolfram|Alpha come potenziale complemento più che competitor.

Parte della application era un video — YC vuole vedere i founder. Ecco il mio, tutti e 24 i secondi:

Oggi, pg ha annunciato che tutti gli applicanti hanno ricevuto una email. La nostra era un rifiuto:

We’re sorry to say we couldn’t accept your proposal for funding. Please don’t take it personally. Once again we got a record number of applications this cycle, and since there’s a limit on the number of interviews we can do, we had to turn away a lot of genuinely promising groups.

Another reason you shouldn’t take this personally is that we know we make lots of mistakes. It’s alarming how often the last group to make it over the threshold for interviews ends up being one that we fund. That means there are surely other good groups that fall just below the threshold and that we miss even interviewing.

We’re trying to get better at this, but it’s practically certain that groups we rejected will go on to create successful startups. If you do, we’d appreciate it if you’d send us an email telling us about it; we want to learn from our mistakes.

Y Combinator Staff

Va bene così. Numero record di application, posti limitati per le interviste, decisioni difficili. Nessun rancore.

L’idea però è buona. Qualcuno la costruirà, prima o poi.